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In pratica
Sono efficaci le tecniche di analisi dei pacchetti per individuare i malware?
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18 Settembre 2007
Ho letto che è ormai possibile individuare i worm analizzando la connessione e i flussi di pacchetti. Queste tecniche non basate su una firma elettronica sono efficienti e sono in qualche modo diverse dai prodotti NBAD?

L'analisi delle connessioni e dei flussi di pacchetti rientra nell'approccio generale noto come Network Behavior Anomaly Detection (NBAD). I rootkit e altre forme di malware sono diventate talmente abili nell'intrufolarsi all'interno dei sistemi degli utenti finali che le aziende sono arrivate al punto d'affidarsi all'aiuto di risorse d'indagine di rete. Quando i sistemi vengono infettati da malware, i flussi di comunicazione al loro interno di solito cambiano secondo modalità che possono essere individuate.

Considerate questo esempio: i client di solito comunicano con i server. I server raramente iniziano una connessione con i loro client, fatta eccezione per servizi occasionali come il File Transfer Protocol (FTP) non usato in modalità passiva. Inoltre, i client non comunicano quasi mai con altri client e i server comunicano pochissimo con altri server. Avete qui di seguito un esempio di come i tool possono individuarli.

Al momento di un attacco worm, si verifica spesso un picco elevato d'inizio sessioni client-to-client. Si potrebbe quindi verificare un aumento nel consumo della banda passante di una o più delle macchine infette e anche un picco nel numero di tentativi d'inizio connessione. Ognuna di queste misurazioni è utile e può essere rilevata da vari prodotti NBAD. I sistemi di prevenzione delle intrusioni network-based, i prodotti di Security Information Management (SIM), alcuni sistemi di detezione delle intrusioni, come pure i prodotti di monitoraggio di Denial of Service (DDoS) offrono tutti questo tipo di funzionalità

Oltre a questi prodotti, esistono progetti Internet-based su larga scala che verificano le anomalie di rete. Uno dei più importanti è DShield project, gestito da SANS Internet Storm Center. Questo progetto ha più di 45.000 operatori/sensori volontari su Internet. I sensori raccolgono informazioni, le rendono anonime e le inviano a chi le raccoglie. I software e i tecnici analizzano poi i risultati, riguardanti sia sessioni di comunicazione e che le porte utilizzate. Le prime 10 porte che si stanno affermando come varie sessioni d'attività anomale, vengono tracciate ed aggiornate ogni giorno sul sito Web di DShield.

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