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Il disaster recovery non è di casa fra le Pmi
Analisi
Il disaster recovery non è di casa fra le Pmi
L'82% si dichiara soddisfatto dei piani, ma manca la percezione dell'impatto del downtime. I consigli per ridurre i rischi.
12 Ottobre 2009

La discrepanza tra il percepito e il reale è un concetto che non si applica solo alle temperature estive. Secondo Symantec, anche quando si parla di sicurezza e “disastri” il livello di preparazione percepita e l'effettiva capacità di rispondere alle emergenze divergono sensibilmente, soprattutto quando sotto esame sono le imprese di piccole e medie dimensioni.

È questo il dato significativo che emerge dal rapporto SMB Disaster Preparedness Survey, frutto di una ricerca condotta nei mesi di agosto e settembre da Applied Research sui responsabili di computer e risorse tecnologiche presso le piccole e medie imprese di 28 Paesi, Italia inclusa.

Lo studio si pone l'obiettivo di misurare l'impatto e il livello di preparazione nel disaster recovery, le percezioni e le metodologie delle imprese di piccole e medie dimensioni.

I principali risultati dell studio
Ciò che più manca alle piccole e medie imprese è da un lato la percezione dell'impatto che le interruzioni di servizio producono sulla clientela, dall'altro la conoscenza e la disponibilità di strumenti adeguati per essere preparate a gestire gli eventi disastrosi.

Ben l'82% degli interpellati si è detto soddisfatto dei piani di disaster recovery della propria azienda, e una percentuale simile (84%) ha dichiarato di sentirsi abbastanza/molto protetto in caso di eventi disastroso.

In realtà, i downtime pesano fortemente sui clienti, mettendo a rischio contratti e commesse, malgrado la fiducia - anche in questo caso esagerata - delle piccole imprese nella pazienza e nella comprensione dei loro clienti

Si parla in media di tre casi di disservizio negli ultimi 12 mesi, causati principalmente da virus o hacker, interruzioni di corrente o disastri naturali. Nel 42% dei casi, le interruzioni possono durare anche otto ore e un cliente su quattro (26%) ha dichiarato la perdita di dati rilevanti.

Le aziende italiane non si discostano dalla media europea quanto a sicurezza e fiduciosa. Va però segnalato che l'88% degli interpellati dichiara di avere già posto in essere un piano per far fronte ad un'interruzione del servizio, dato questo decisamente superiore alla media europea.

I consigli per un piano di disaster recovery
In realtà, secondo Symantec che ha commissionato la ricerca, sarebbe sufficiente predisporre accuratamente un piano, seguendo quattro semplici passaggi:

  • Identificare le necessità, valutando quali sono i dati critici da proteggere e mettere in sicurezza, assegnando la giusta priorità alle informazioni.
  • Affidarsi a consulenti fidati, coinvolgendo un solution provider nella creazione di piani, nell'implementazione di prodotti di protezione automatizzata e nel monitoraggio di tendenze e minacce.
  • Automatizzare dove possibile il processo di backup.
  • Eseguire test annuali.

Il Sole 24 ORE S.p.A.

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